Due gli italiani morti a Barcellona nell’attentato, molti altri sono ancora lì bloccati


«Abbiamo sentito degli spari e abbiamo visto la gente che ci veniva incontro. Correndo, urlando, piangendo». Barbara Masini ieri era sulla Rambla, al suo ultimo giorno di vacanza a Barcellona con il fidanzato. Sono entrambi di Palermo. «Eravamo a 100 metri da dove c’è stato l’attentato ma non ci rendevamo conto da dove arrivasse il pericolo». Barbara ha il fiato corto, è in albergo perché è riuscita a scappare nelle stradine vicine. «Domani (oggi, ndr) dovremmo partire e speriamo che non ci siano novità».

Sono ore di ansia quelle che si stanno vivendo a Barcellona dopo l’attentato sulla Rambla, a pochi passi da Placa de Catalunya. Telefonate, messaggi e anche su Facebook è partito il tam tam di post per riuscire ad avere notizie di chi si trova a Barcellona. Turisti anche Giuseppe Di Vincenti, 50 anni, la moglie e i due figli. Di Vincenti è un impiegato all’Asp e consigliere di quarta circoscrizione a Palermo. Racconta: «Eravamo con i bambini in un parco acquatico, abbiamo visto l’elicottero in lontananza. Siamo scappati, e adesso stiamo cercando di uscire dalla città. Il centro però è bloccato, siamo bloccati nel traffico al porto e non riusciamo a liberarci. Vorremmo andare via, prendere l’autostrada per Girona».
Giorgia Russo, commessa palermitana da Zara, abita a Barcellona. «Durante l’accaduto ero in metro – racconta – e non sapevo nulla. Improvvisamente il conduttore ha fatto un avviso dicendo che non avrebbe fatto le fermate di Drassanes, Liceu e Placa Catalunya. Poi sono iniziati a squillare i telefoni e tutti hanno cominciato a gridare e a piangere. È stato terribile, sono sconvolta. Io dovevo andare proprio lì. L’avviso della metro mi ha fermato».
Anche Valentina Cavarretta, 26 anni, si trovava in metro. È una barista. «Sono qui da due mesi – spiega – Stavo andando in centro e dato che abito in periferia passo dal centro con la metro per raggiungere il pub dove lavoro. Al momento dell’attentato ero proprio dentro alla metro, sulla linea rossa. Il treno si è fermato. La gente urlava, sono allora scesi tutti – racconta – senza che gli venisse data alcuna informazione. Abbiamo scoperto dell’attentato da Facebook. Un po’ me l’aspettavo che potesse succedere. Dobbiamo essere forti. Anche a Palermo sarebbe potuto succedere, nessun posto è sicuro e non me ne andrò da qui proprio per questo motivo».
I tour operator: “Nessuna disdetta”. Intanto al tour operator Top Viaggi di Catania, che organizza gruppi di turisti per Barcellona da Catania e da Palermo, fino a sera non è arrivata alcuna disdetta. «Non siamo stati contattati da nessuno e speriamo che non succeda», dicono da Top Viaggi. Preoccupazione per i parenti che hanno familiari a Barcellona. Laura Saitta è una ballerina e coreografa. «Mio fratello ha 30 anni, si chiama Benedetto. Lavora da alcuni mesi all’hotel Rey Juan Carlos I, sull’Avinguda Diagonal. Al momento – ha raccontato ieri – la sua fidanzata si trova bloccata in un negozio del centro, “Desigual”. Ho sentito mio fratello, che sta bene. Ho sentito io stessa anche la sua compagna, prima che le si scaricasse il telefono. Sta bene, ma è barricata nel negozio assieme agli altri clienti».
Emanuela Sanfilippo, 36 anni, vive da due anni a Barcellona. «Lavoro in un call center, sono in apprensione per i miei amici in centro adesso, dove lavoriamo. Non me lo sarei mai aspettato. Fino a tre ore fa pensavo a una città tranquilla. Non mi sento più sicura. Penso che le mie abitudini cambieranno. Ma non me ne andrò, a Palermo lavoravo con un contratto mensile sottopagato sempre in un call center. In Spagna ho il tempo indeterminato ». Pure Marco Villari, catanese di 27 anni, da 5 mesi ha scelto Barcellona: «Lavoro a nord della città per la società di risorse umane Amaris, eravamo in orario lavorativo. Io però vivo in centro, a poche decine di metri da dove è avvenuto l’attentato».
Ma c’è anche chi a Barcellona arriverà a breve. Giulia Sorbello, catanese di 26 anni, è laureata in architettura e partirà a settembre. «Devo andare lì per fare uno stage in uno studio di architettura nell’ambito del progetto Erasmus plus, che eroga finanziamenti per pagare gli stagisti», dice. Non ha paura di quello che è successo e andrà comunque, per cominciare la sua esperienza alla fine di ottobre. Non si vuole precludere nulla, lavorerà in uno studio prestigioso.
L’architetto David Maniscalco che vive da quasi un anno a Barcellona ha saputo dell’attentato dal coinquilino palermitano che però è in vacanza in questi giorni in Sicilia. «Lavoro nella periferia di Barcellona e non avevo saputo nulla. Dopo che mi hanno chiamato ricostruisce – ho cominciato a vedere sul telefonino le notizie mentre tornavo a casa con l’autobus. Siamo molti i palermitani qui ma la metà di quelli che conosco sono in vacanza». Il regista Antonio Raffaele Addamo ha subito scritto su Facebook che la figlia Vivienne è anche lei lontana da Barcellona, dove vive. E che sta bene.
Palermo: bandiere a mezz’asta. “Dopo il tragico evento che ieri ha coinvolto la Città amministrata dallaSindaca Ada Colau, legata da stima e affetto alla Città di Palermo, perl’intero fine settimana a Palazzo Comitini, sede della Città Metropolinanadi Palermo, Villa Niscemi e Palazzo delle Aquile, sedi del Comune diPalermo, bandiere a mezz’asta in segno di lutto e vicinanza ai cittadinidi Barcellona e a tutto il popolo della Catalogna e della Spagna”. Lo ha disposto il Sindaco della Città Metropolitana di Palermo Leoluca.

Due gli italiani morti a Barcellona nell’attentato, molti altri sono ancora lì bloccati ultima modifica: 2017-08-18T14:09:46+00:00 da Daniele Viola

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